venerdì 2 febbraio 2018

VIBO VALENTIA. Avrebbero usato i soldi del sindacato: sequestrati i beni dei due responsabili della sede vibonese

VIBO VALENTIA. Beni mobili e immobili per un valore complessivo di oltre tre milioni di euro sono stati sequestrati dalla Guardia di finanza a due responsabili della sede locale di un'associazione sindacale nazionale che gestisce anche un patronato Caf.

Le accuse per gli indagati sono appropriazione indebita e autoriciclaggio.

Il sequestro è stato disposto dal gip del locale Tribunale su richiesta della Procura vibonese e ha riguardato appartamenti, case al mare, autovetture, conti correnti bancari e postali, depositi a risparmio, polizze assicurative, fondi pensione e conti deposito titoli.

L’inchiesta, scaturita dal quotidiano impegno dei militari a contrasto dell’illegalità fiscale ed economico-finanziaria, è stata approfondita e sviluppata rilevando che il denaro riscosso negli anni dall’associazione, invece di essere impiegato per il perseguimento delle finalità statutarie di quest’ultima, veniva, attraverso una serie di operazioni bancarie (prelievi, bonifici, cambio assegni) distratto, depositato su Conti Correnti Bancari riconducibili agli indagati ed utilizzato per fini squisitamente personali.

Secondo le contestazioni mosse dalla Procura, i soldi distratti servivano per l’acquisto di appartamenti in città d’arte, case in rinomate località balneari, o venivano spesi presso esercizi commerciali che trattano elettrodomestici, articoli di ottica, calzature ed altro.

All’esito delle investigazioni, coordinate dal sostituto procuratore della Repubblica, dottoressa Benedetta Callea, il giudice del Tribunale di Vibo Valentia, ha ritenuto la sussistenza in capo agli indagati, non solo del reato di appropriazione indebita aggravata, ma anche quello (di recente introduzione) di autoriciclaggio, avendo gli indagati reimpiegato le somme di denaro sottratte in attività economiche, finanziarie o speculative in modo da ostacolare concretamente l’identificazione della loro provenienza delittuosa.


Nel provvedimento di sequestro il Gip ha altresì valorizzato le risultanze investigative nella parte in cui le stesse hanno evidenziato la notevole capacità di spesa ed il tenore di vita degli indagati, di fatto sproporzionati rispetto ai redditi conseguiti, ritenendo applicabile anche la norma di cui all’articolo 12 sexies del Decreto Legge 306/92, finalizzata al sequestro preventivo di denaro e di beni di cui l’indagato non può giustificare la provenienza e di cui risulta essere titolare in misura sproporzionata al proprio reddito dichiarato ai fini delle imposte, o alla propria attività economica.

Nessun commento:

Posta un commento